PDTA per l’HIV: differenze regionali e impatto sulla qualità delle cure

Il PDTA per l’HIV è essenziale per garantire un’adeguata presa in carico dei pazienti, ma la gestione regionale crea forti disuguaglianze. Secondo Rosaria Iardino, Presidente della Fondazione The Bridge, occorre una strategia nazionale che superi disparità e logiche di risparmio, aggiornando costantemente i PDTA per rispondere all’evoluzione della malattia, alle nuove terapie e alle comorbidità legate all’invecchiamento.

Il Piano Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) è uno strumento amministrativo fondamentale per le persone che vivono con un’infezione da HIV. I PDTA vengono approvati a livello regionale e questo, come spesso capita nella sanità in Italia, provoca delle disparità di cura tra differenti zone del Paese. “Abbiamo provato a lavorare nel Ministero della Salute (come CTS) per creare un PDTA che avesse una base comune in tutte le Regioni, per offrire la stessa opportunità di presa in carico a tutti, ma non ci siamo riusciti”, dice Rosaria Iardino, Presidente della Fondazione The Bridge, che si pone come obiettivo la tutela del diritto alla salute dei cittadini.

Oggi, secondo l’esperta, è più importante che mai riuscire a offrire una presa in carico omogenea ai pazienti. L’HIV viene considerata una malattia meno grave, grazie all’uso di farmaci efficaci che bloccano la trasmissione del virus.

Iardino nota in un articolo co-firmato da Alessandro Battistella e pubblicato dalla rivista Pratica Medica & Aspetti legali, che siamo passati da una situazione di emergenza, in cui la priorità era la sopravvivenza dei pazienti, a una condizione di cronicizzazione della malattia, in cui diventa fondamentale garantire la qualità della vita dei pazienti, tenendo conto dell’insorgenza delle comorbidità legate all’invecchiamento e dell’importanza di una terapia efficace nel tempo e con il minor numero di effetti collaterali. I PDTA devono tener conto di questi cambiamenti.

Non tutte le Regioni hanno un PDTA HIV

A livello regionale ci sono scenari differenti rispetto ai PDTA per l’HIV. Alcune regioni dispongono di PDTA dinamici e sempre aggiornati, altre hanno PDTA non aggiornati e altre ancora non hanno un PDTA per l’HIV.

“Questo è dirimente per la qualità del servizio offerto alla persona con HIV, perché il PDTA non lascia spazio a ingerenze di tipo economico, quindi alla scelta del farmaco e del numero di esami da fare in base all’esigenza di risparmiare”. Per questo è importante disporre di un documento della Regione che fornisca indicazioni precise. “L’altro grande valore del PDTA è di far risparmiare”.  L’aggiornamento delle indicazioni del PDTA e le scelte basate sull’efficacia e sull’effetto nel lungo termine delle terapie permettono di offrire al paziente una presa in carico ottimale e duratura.

 

Curare al meglio le persone sieropositive

Nel documento Iardino e Battistella sottolineano come, una persona con HIV che assuma correttamente la terapia abbia aspettative di qualità di vita analoghe a quelle di una persona senza HIV. Ma nonostante la disponibilità di farmaci che rendono sempre più possibile la stabilizzazione dei pazienti e la cronicizzazione della malattia, alcune Regioni assumono un approccio all’HIV sostanzialmente orientato alla diminuzione della spesa, sviluppando PDTA fortemente indirizzati alla previsione di opzioni terapeutiche di minor costo. Gli autori scrivono: “Si tratta di un approccio non condiviso da gran parte della comunità scientifica, la quale ritiene che vincolare il percorso terapeutico assistenziale per l’HIV ad obiettivi considerati statici, se non obsoleti, e soprattutto disegnarlo prioritariamente in base ad una logica amministrativo-gestionale finalizzata al contenimento della spesa sanitaria, rischierebbe di far fare al Sistema Sanitario un passo indietro inaccettabile, allontanando la possibilità di curare al meglio le persone HIV+, con ricadute immediate sulla loro qualità di vita e, indirette, sui costi sanitari e sociali che ciò potrebbe comportare”.

 

Un PDTA HIV oncologia in Lombardia

Un altro aspetto positivo della presenza di PDTA aggiornati è che da questi possono nascere altri documenti utili per la presa in carico e la gestione del paziente. “Il 18 marzo, in Lombardia, abbiamo cominciato a scrivere un PDTA HIV oncologia”, racconta Iardino.

In un contesto in cui anche le persone con HIV invecchiano e quindi si ammalano come la popolazione generale di diabete, patologie cardiovascolari e cancro, è fondamentale stabilire un percorso di cura adeguato che tenga conto dei farmaci assunti e delle terapie innovative a disposizione.

 

Il PDTA è un documento dinamico

“Un altro aspetto fondamentale è che quando si scrivono i PDTA si discute”, nota Iardino. I medici si riuniscono a un tavolo e si confrontano tra loro e con i farmacisti, gli infermieri e le associazioni.

Il PDTA una volta redatto non è e non deve essere un documento chiuso. Vengono sviluppati e approvati nuovi farmaci, vengono messi a punto nuovi metodi diagnostici e il PDTA deve essere dinamico, opportunamente aggiornato, con un confronto continuo con gli attori coinvolti.

Bibliografia: Pratica Medica & Aspetti Legali 2019; 13(1): 1-8 https://doi.org/10.7175/pmeal.v13i1.1418

 

 

Con in contributo non condizionante di 

Related posts



Homnya Srl | Partita IVA: 13026241003

Sede legale: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via Galvani, 24 - 20099 - Milano

Sanitask © 2025