Assistenza territoriale e DM77: no alla logica prestazionale sì a nuovi modelli basati su presa in carico multiprofessionale

Cosa deve accadere affinché si realizzi concretamente e in modo duraturo quel rafforzamento globale dell’assistenza territoriale auspicato al DM 77/22 (Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale)? E come si devono “ripensare” le professioni per realizzare questa trasformazione? Per rispondere a questi interrogativi la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Sanitaria dei Fisioterapisti-FNOFI ha realizzato a Firenze – in collaborazione con l’OFI locale, con AIFI e SIF – un evento nazionale multidisciplinare che ha visto la partecipazione di circa 200 persone tra Fisioterapisti, altre professioni sanitarie, rappresentanti della medicina generale, della sanità territoriale e dell’accademia. E la risposta è stata unanime: occorrono nuovi modelli organizzativi e di presa in carico, basati su un inedito atteggiamento professionale collaborativo, centrati sui bisogni e non sulle logiche prestazionali.

Il workshop PNRR, DM77 e nuovi modelli di fisioterapia territoriale: esperienze a confronto e prospettive – evento che ha registrato anche il saluto dell’Assessora regionale alle politiche sociali e integrazione socio-sanitaria Serena Spinelli, che ha precisato che “il ruolo del fisioterapista è oggi centrale perché abbiamo bisogno di risposte qualificate ai problemi posti dalle cronicità e dall’innalzamento dell’età della popolazione nazionale” – “è stata una giornata intensa e importante”, ha sottolineato il presidente FNOFI Piero Ferrante, “con relatori di spessore e con la partecipazione delle più alte rappresentanze delle professioni sanitarie con cui più quotidianamente ci troviamo a collaborare. Per noi era importante condividere la necessità che occorre rinnovare i paradigmi assistenziali attuali, affinché il valore insito in tutto il DM77 possa attuarsi nella sua completezza. E perché questo accada occorre che tutte le professioni sanitarie si conoscano e collaborino affinché sia offerto ai cittadini ed alle loro famiglie una nuova logica di presa in carico in uno spirito di forte coesione e con unitarietà di intenti”. La necessità di una integrazione e collaborazione tra le professioni (anche alla luce di ruoli operativi non ben definiti per le varie professioni nel DM77) è stata sottolineata anche dagli interventi di Barbara Mangiacavalli (presidente FNOPI), Teresa Calandra (presidente FNO TSRM e PSTRP.) e Daniele Massa (in rappresentanza del patto per un Nuovo Welfare sulla non-autosufficienza, di cui anche FNOFI fa parte), che hanno anche rilanciato la necessità che già “nei percorsi formativi” dovrebbe essere inserita e radicata un’educazione al lavoro in team, argomento e approccio che oggi è spesso lasciato alle sensibilità dei singoli professionisti. Per Monica Marini, in rappresentanza della Direzione Sanità, Welfare e Coesione Sociale della Regione Toscana “il ruolo del sociale, del sociosanitario e dei professionisti è fondamentale per la programmazione sanitaria. Ci vuole però coraggio – ha proseguito Marini – perché nella sanità del futuro ci vorranno nuovi modelli di organizzazione e di governance, o torneremo a quel modello di silos di competenze che non comunicano tra di loro”.

Dal dibattito di Firenze – dove sono intervenuti anche Lorena Martini in rappresentanza di Agenas e Simone Cecchetto, presidente di AIFI – è quindi emersa la necessità di modificare gli attuali approcci organizzativi: mentre tutto muta o cerca di mutare, inevitabilmente occorre sviluppare e definire nuovi modelli di identificazione dei bisogni e di risposta agli stessi. Non a caso l’evento si è tenuto in Toscana, dove è attivo dall’estate 2019 il progetto Fisioterapista di Comunità che interessa il territorio dell’Unità Sanitaria Locale Toscana Centro. Un progetto in cui il fisioterapista collabora con il team multiprofessionale nella valutazione dei bisogni della comunità, nell’elaborazione dei profili di salute e nell’identificazione di gruppi di popolazione a rischio, promuovendo interventi rivolti a specifici determinanti di salute, integrandosi nella visione di sanità territoriale di questa regione, che ha sviluppato con successo anche i gruppi Girot (presentati nel workshop da Enrico Benvenuti, geriatra e direttore degli stessi gruppi), team di intervento rapido ospedale-territorio, per dare concretezza alla necessità di considerare la “casa come primo luogo di cura”. Ma questa sperimentazione virtuosa può essere “modellizzata ed esportata”? Proprio seguendo questo interrogativo, la giornata ha registrato l’intervento importante di Mario Del Vecchio (SDA Bocconi School of Management, Milano), che si è domandato se la sanità italiana e i fisioterapisti siano in grado oggi di passare da una “fase sperimentale” di fisioterapia di comunità e di modelli alternativi agli attuali, ad una fase di spinta alla trasformazione, dove il fisioterapista è soggetto promotore capace di trainare il resto del SSN in un cambiamento globale e non delimitato a pochi (seppur virtuosi) territori.

Domanda che ha portato, nelle parole di Elisabetta Alti (direttore del Dipartimento di Medicina generale della Ausl Toscana), al tema più sfidante e conclusivo: l’assistenza sanitaria territoriale impone di promuovere nuove risposte di sistema ed all’interno di queste risposte il fisioterapista (insieme agli altri professionisti) deve passare dalla cultura della prestazione alla cultura della presa in carico e degli interventi di prevenzione, “creando percorsi proattivi territoriali sulle cronicità e fragilità, e sulla popolazione con bisogni specifici”. E’ quindi un cambiamento di paradigma, quello emerso dal workshop FNOFI, che diventa sfida concreta da realizzare in tutti i setting specifici, dalle Case di Comunità all’Assistenza Domiciliare Integrata, dalla telemedicina agli Ospedali di Comunità. Un cambiamento assolutamente condiviso e sposato da FNOFI, come ribadito in conclusione da Fabio Bracciantini (del Comitato Centrale della Federazione e Presidente dell’OFI Interprovinciale di Firenze): “La nostra professione ha bisogno di passare dalla logica della prestazione all’approccio della presa in carico: credo che questo messaggio emerga forte e chiaro da questo primo convegno promosso a livello nazionale da FNOFI. Abbiamo intenzione di prenderci in carico la sfida di questo mutamento perché sappiamo che questo può portare ad una modifica strutturale dell’intero sistema socio-sanitario. Lo faremo andando a promuovere un dialogo serrato con le istituzioni, con le Agenzie e con le altre professioni, con cui si è già così positivamente avviata una interlocuzione che può portare solamente frutti positivi in termini di ricadute di salute e di qualità della vita dei cittadini”.

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