Corte dei Conti: nel rapporto 2021 la nuova Griglia LEA. Il sistema sanitario ha retto alla pandemia ma con notevoli differenze tra le regioni

“Il sistema sanitario italiano, nonostante le difficoltà incontrate, ha retto all’impatto della crisi che dal marzo del 2020 ha interessato il nostro Paese. Ciò ha comportato costi importanti, non solo di natura finanziaria, che richiedono che l’attenzione dedicata nell’anno appena passato a questo settore così fondamentale per il benessere dei cittadini non si riduca”. Lo sottolinea il Rapporto 2021 sul Coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti in cui, tra l’altro, viene riportatala Griglia LEA 2019.

È ancora presto per fare un bilancio di quale eredità la pandemia finirà per lasciarci, sottolinea lamagistratura Contabile, la crisi non si è ancora conclusa e, soprattutto, non è ancora chiaro a quali adattamenti e a quali costi i nostri sistemi regionali saranno sottoposti in un periodo non breve di “convivenza” con il virus.

I dati relativi alla spesa dell’anno registrano, come era da attendersi, una forte crescita; essi mostrano anche come essa abbia subito una ricomposizione per rispondere alle nuove e improvvise necessità.

I costi e i ricavi regionali (desumibili dai conti consolidati del quarto trimestre del 2020, ancora provvisori) che saranno oggetto del confronto ai Tavoli di monitoraggio, previsti entro il prossimo 15 giugno, mettono in rilievo poi le differenti modalità con cui le regioni hanno risposto alla crisi. Differenze che sono lo specchio di come nell’emergenza ci si sia dovuti muovere puntando sulle opzioni più immediatamente disponibili (a prescindere dalle scelte programmate) e di come abbiano inciso le condizioni di partenza dei sistemi regionali.

Le differenze nella qualità dei servizi offerti, le carenze di personale dovute ai vincoli posti nella fase di risanamento, i limiti nella programmazione delle risorse professionali necessarie, ma, anche, la fuga progressiva dal sistema pubblico; le insufficienze della assistenza territoriale a fronte del crescente fenomeno delle non autosufficienze e delle cronicità, il lento procedere degli investimenti sacrificati a fronte delle necessità correnti. Guardare oggi agli indicatori alla base del monitoraggio dei livelli essenziali delle prestazioni consente di mettere a fuoco le condizioni prima della crisi, di comprendere meglio la risposta che è stato possibile dare nell’emergenza e di capire i problemi da cui è necessario ripartire.

Il monitoraggio dei LEA

Nel 2020 è proseguito il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e sono stati diffusi i dati, provvisori, relativi all’esercizio 2019. In base all’indicatore complessivo, che riassume in modo aggregato lo stato di adempienza nei vari livelli di assistenza, si collocano oltre la soglia minima (160) cinque regioni in Piano di rientro: al di sopra di 200 Abruzzo e Lazio, 193 la Puglia, stazionarie Campania (168) e Sicilia (173). In netto peggioramento la qualità dei servizi resi in Calabria e in Molise che, con un punteggio pari a 125 e 146 (162 e 180 nel 2018), risultano inadempienti secondo la “Griglia” LEA. Per quanto riguarda le regioni non in Piano, esse presentano un punteggio complessivo superiore alla soglia, con valori compresi tra i 172 punti della Basilicata (in peggioramento rispetto al 2018 quando aveva registrato 191) e i 222 di Veneto e Toscana e 221 dell’Emilia-Romagna.

Non sono al momento disponibili per il 2019 le stime degli indicatori che costituiscono il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA, che entrerà in vigore in relazione ai risultati del 2020 e di cui il Ministero della Salute ha avviato una sperimentazione per il 2014 e gli esercizi successivi9.

Anche se in miglioramento i dati relativi alla rete ospedaliera e all’appropriatezza, complessivamente l’esercizio non segna passi avanti significativi in quelli che sono tradizionalmente i punti critici dei livelli di assistenza, peraltro comuni a molte aree territoriali. Nella prevenzione, continua a presentare valori estremamente contenuti il numero degli screening oncologici effettuati nelle regioni in Piano, con l’eccezione di Lazio e Abruzzo in linea con i valori richiesti; così come resta indietro in tutte le regioni la vaccinazione antinfluenzale per la popolazione anziana; grazie alle azioni intraprese con il Piano vaccinale 2017-19 si accentua invece il miglioramento delle coperture vaccinali di bambini e adolescenti, pur permanendo forti in alcune regioni gli scostamenti rispetto alla soglia di riferimento.

La griglia LEA

In termini di sicurezza e qualità delle cure, resta eccessivo in tutto il Paese il ricorso ai parti cesarei, anche in strutture con un limitato numero di parti l’anno, e non è stata raggiunta in tutte le regioni in Piano l’obiettivo di interventi tempestivi per alcune patologie in cui gli esiti dell’operazione dipendono in modo cruciale dalla brevità dei tempi intercorrenti dal ricovero.

Continuano poi a segnalare situazioni di inefficiente utilizzo delle risorse ospedaliere e al contempo una inadeguatezza della rete territoriale gli indicatori legati al tasso di ospedalizzazione degli over 75, elevato soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, così come quelli relativi all’assistenza, domiciliare o presso strutture residenziali, di anziani e disabili, che risulta carente in tutte le regioni in Piano.

Criticità che si sono accentuate nel 2020 a causa della pandemia e che, da un lato, hanno portato come si è visto all’allungarsi delle liste di attesa per le visite specialistiche e gli interventi programmati, così come a forti ritardi nelle vaccinazione dei bambini e adolescenti e negli screening oncologici ponendo a rischio le fasce di popolazione interessata; dall’altro, hanno evidenziata come l’inadeguatezza della rete territoriale rendono di fatto gli ospedali il principale (e a volte l’unico) punto di riferimento per l’assistenza in gran parte del Paese.

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